Mobilità

umberto  santacroceumberto santacroce, 2016/01/24 15:11

La legge italiana punisce l'esercizio dell'attività del parcheggio abusivo, qualora riconosciuto, solamente con una sanzione amministrativa. La legge 214/2003, che introduce il comma 15-bis dell'articolo 7 del codice della strada, stabilisce che: « Salvo che il fatto costituisca reato, coloro che esercitano abusivamente, anche avvalendosi di altre persone, ovvero determinano altri ad esercitare abusivamente l'attività di parcheggiatore o guardiamacchine sono puniti con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 726 ad euro 2.918. Se nell'attività sono impiegati minori la somma è raddoppiata. Si applica, in ogni caso, la sanzione accessoria della confisca delle somme percepite… » “Salvo che il caso costituisca reato” è da intendersi come l’utente che subisce minacce e/o che ritrova la sua auto danneggiata. Si intuisce facilmente che i casi di minacce sono ridotti al minimo e che i casi di danneggiamento sono quasi nulli. Di solito i parcheggiatori abusivi risultano ufficialmente nullatenenti, quindi anche in presenza di verbale, spesso risulta difficile il pagamento della sanzione. Ciò rende, di fatto impunito l'esercizio dell'attività nella gran parte dei casi, tuttavia è sempre possibile presentare denuncia alla polizia italiana per estorsione che poi procederanno all'arresto, in mancanza è necessaria la flagranza di reato. In più c’è da dire che la criminalità organizzata di solito autorizza i propri fiancheggiatori e/o affiliati all’esercizio dell’attività di parcheggiatore tanto da tenere sotto controllo il territorio.

Per quanto detto, tenuto conto della esiguità della legislazione nazionale a combattere il fenomeno, suggerisco di non inserire nel programma la “lotta ai parcheggiatori abusivi”.

umberto  santacroceumberto santacroce, 2016/01/19 18:36

Relativamente al Piano Urbano del Traffico, vi pongo all'attenzione il D.M. del 24.06.1995 emanato dal Ministero LL.PP, comprendente le “Direttive per la redazione, adozione ed attuazione dei piani urbani del traffico” in attuazione dell’art. 36 del CdS che ho caricato come file nel MU (http://files.meetup.com/4318282/DIRETTIVE%20PER%20LA%20REDAZIONE%20%281%29%20%281%29.docx). In particolare evidenzio due passaggi salienti di cui alpunto 5.8 del DM (incombenze comunali): I comuni interessati all'attuazione del PUT, secondo quanto precedentemente anticipato e tenuto conto dei tempi di redazione dei relativi elaborati progettuali di dettaglio per l'intera rete stradale urbana, specialmente in connessione al particolare impegno conseguente alla prima applicazione delle presenti direttive, hanno in generale l'obbligo di:

  • adottare entro un anno il Piano generale del traffico urbano, a partire dall'emanazione delle presenti direttive (fatto salvo l'espletamento delle incombenze regionali per la predisposizione dei relativi elenchi di comuni coinvolti);
  • portarlo completamente in attuazione nei due anni successivi, attraverso la redazione dei relativi Piani particolareggiati e Piani esecutivi (fatte salve le deroghe previste per i comuni con popolazione superiore ai 300.000 abitanti, di cui al pgf. 5.4);
  • provvedere all'aggiornamento del PUT per ciascuno dei bienni successivi, con un anno di tempo per l'adozione delle sue varianti e l'anno susseguente per l'attuazione dei relativi interventi.

Per i comuni inadempienti all'obbligo di redazione, adozione ed attuazione del PUT, il Ministero dei lavori pubblici, dopo la segnalazione di provvedere entro un termine assegnato, oltre che avvalersi dell'esecuzione d'ufficio del Piano e dei suoi interventi (art.36, decimo comma, del nuovo Cds), può anche avvalersi dell'istituto del “commissariamento ad acta”.

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